domenica 18 marzo 2012


Perugia nascosta

Ogni città è caratterizzata da una peculiarità che la rende unica:
La torre di Pisa, il Duomo di Milano, Il Colosseo di Roma eccetera.
Nel caso di Perugia, gli amanti del cioccolato penseranno certamente alla Perugina mentre gli appassionati di arte inevitabilmente alla Fontana Maggiore ed al Palazzo dei Priori.

Questi due capolavori architettonici, possono essere il punto di partenza per un percorso alla scoperta del centro storico della città, dove già i nomi delle vie raccontano molte cose.
Qualche esempio:
via della Gabbia, dove venivano esposti i condannati al pubblico ludibrio; la ripidissima scalinata di via dei Barutoli (in dialetto perugino i “barutoli” sono le capriole); via Baciadonne, il cui nome e la cui ubicazione discreta lasciano poco spazio all’immaginazione; via Ritorta, talmente arzigogolata e medievale da far perdere la cognizione del tempo; via delle Streghe, realmente stretta e buia come un antro.

Citando Henry James:

Forse farò un favore al lettore dicendogli come dovrà trascorrere una settimana a Perugia. La sua prima cura sarà di non aver fretta, di camminare dappertutto molto lentamente e senza meta e di osservare tutto quello che i suoi occhi incontreranno.

Cliccando qui http://turismo.comune.perugia.it/canale.asp?id=522 si potranno visualizzare alcune idee sui possibili itinerari.


domenica 4 marzo 2012


A Perugia, un museo per gli amanti del cioccolato.

Un’attrattiva in più per i golosi (e non) che hanno in animo di visitare Perugia:

dal 1997, novantesimo anniversario della fondazione dell’azienda, ha aperto i battenti il Museo Storico Perugina, visitato ogni anno da circa 60.000 mila persone.

Attingendo dall’archivio storico Buitoni-Perugina, il museo ripercorre le tappe salienti della storia di un cioccolato tra i più conosciuti ed apprezzati al mondo.
Sicuramente un appuntamento di grande interesse per saperne di più sulla nascita del “Bacio”, della “Rossana” e del “Fondente Luisa”, per citare solo alcune tra le creazioni che ancora oggi deliziano il nostro palato.

Volendo poi passare dalla teoria alla pratica, nel gift shop annesso al museo si potranno trovare tutti i cioccolatini che hanno fatto (e che fanno tuttora) la storia di questo marchio, a tutti gli effetti parte integrante dell’identità di Perugia.





domenica 26 febbraio 2012


Dai “cazzotti” ai Baci…


Il celeberrimo cioccolatino prodotto dalla Perugina, nato nel lontano 1922 da un’idea di Luisa Spagnoli (sì, proprio la stessa che più tardi fonderà l’omonima casa di moda), era stato battezzato “cazzotto” per via della forma irregolare che ricordava un pugno chiuso.
Fu Giovanni Buitoni, altro straordinario protagonista della vicenda, ad avere la felice intuizione di chiamarlo “Bacio”…
Lo stesso Buitoni, nel suo libro autobiografico “Storia di un imprenditore”, racconta in prima persona la genesi del nome che a distanza di novanta anni è ancora sinonimo di dolcezza:

[…] quel nome, che oltretutto suonava piuttosto volgare, lo trovai assurdo e fuori posto. Come avrebbe potuto un cliente, pensavo, entrare in un negozio e chiedere, magari ad una graziosa venditrice: Per favore, un cazzotto?
Mi venne subito in mente che sarebbe stato molto più appropriato e più gentile chiedere, semmai un bacio.
Pensato e fatto: tolsi il cartello dal vassoio dei cioccolatini esposti in vetrina e ne misi uno nuovo “Baci Perugina”.
Il successo si delineò il giorno stesso. Soprattutto i giovani si rivolgevano alla signorina venditrice, chiedendo con un sorriso: Signorina, mi dà un bacio?
Oppure , più maliziosamente: Un bacio, per favore.
E la signorina, anche lei con un sorriso: Eccole un bacio, rispondeva, e offriva il cioccolatino, accompagnandolo con uno sguardo birichino. […]


domenica 19 febbraio 2012


Il 29 febbraio, è possibile fare cose altrimenti vietate.

Per esempio, in Inghilterra è l’unico giorno in cui una donna può ufficialmente chiedere al fidanzato: «Mi vuoi sposare?». Nasce tutto da una lamentela di Santa Brigida a San Patrizio. L’aureolata e saggia signora si doleva perché i gentiluomini erano troppo cauti nel dichiararsi. San Patrizio capì e concesse alle donne la possibilità di prendere l’iniziativa: una volta ogni quattro anni non poteva essere pericoloso. Il rifiuto comportava (per lui) una penale o l’obbligo di un dono, un capo di abbigliamento, all’epoca non firmato.

Le ragazze inglesi prendono sul serio la tradizione. Jodi Goldnam di «Learnpurple», organizzazione specializzata nel training motivazionale, mette su addirittura una masterclass per quelle che vogliono andare a colpo sicuro.
Un consiglio? Mai inginocchiarsi offrendo un anello. Piuttosto, compilare un questionario, tracciare il profilo dello sposabile e studiarlo nei dettagli. Un solo, specialissimo giorno non può andare sprecato...
Chi poi volesse invocare un angelo protettore, sappia che ai nati il 29 febbraio è stato assegnato il pigro Habuhiah.

Ad Anthony, nel New Mexico, appuntamento imperdibile: siamo già al sesto festival mondiale dell’anno bisestile. Le celebrazioni includono gite in mongolfiera, enormi torte di compleanno per i bambini (quattro strati di panna, quattro di cioccolato, quattro di frutta, un risarcimento matematico), con musiche di Graham Nash (sì, quello di Still Nash e Young) la cui moglie Susanna fa parte appunto del «Club 29».

Siccome la malafama del bisesto persiste, non mancano i progetti e i tentativi di cancellarlo a favore di mesi democraticamente uguali, di trenta giorni ciascuno. Gli ultimi a provarci sono stati i sovietici. Del resto, spulciare gli avvenimenti datati 29 febbraio non dà gran soddisfazione: il solito mix di catastrofi e stranezze, sostiene l’astrologa Anna Bonomi, proprio come qualsiasi altro anno. C’è Hattie McDaniel, la Mammy di «Via col vento» che nel 1940 prende l’Oscar, il primo a un’afroamericana. C’è il terremoto del 1960 che uccide un terzo della popolazione di Agadir, in Marocco, proprio mentre Hugh Hefner inaugura il Playboy Club con le sue conigliette. Nel 1984 si dimette il premier canadese Pierre Trudeau dicendo: «Oggi è il primo giorno della mia nuova vita». Nel 1988 viene arrestato l’arcivescovo sudafricano Desmond Tutu, nel 1996 un Boeing 737 si schianta sulle Ande. Nel 2004, Jean-Bertrand Aristide lascia la presidenza dell’isola di Haiti. E oggi, avremo un evento degno di essere ricordato?

I capricci del calendario
L’anno bisestile di 366 giorni è stato introdotto nel 45 a.C. da Giulio Cesare, poi modificato con la riforma del calendario voluta da Gregorio XIII nel 1582. Poiché la Terra impiega in media 365,2422 giorni per fare una rivoluzione attorno al Sole (un anno), ogni anno calendariale di 365 giorni ci fa accumulare un «ritardo» di 0,2422 giorni. Nel giro di poco meno di 400 anni il Natale sarebbe Ferragosto… Con l’introduzione di un giorno intercalare (il 29 febbraio) ogni 4 anni si recupera quel ritardo, ma l’anno medio diventa 365,25 con un’eccedenza, quindi di 0,0078 giorni. Per «smaltire» l’eccedenza viene saltato il giorno intercalare negli anni di fine secolo non esattamente divisibili per 400: il 2000 è stato un anno bisestile, ma non lo sarà il 2100, così come non lo è stato il 1900. A questo punto la durata media dell’anno stabilito dal calendario su 400 anni è di 365,2425.

martedì 31 gennaio 2012


Quanti tra i golosi sanno da dove trae origine il nome “Gianduja”, quello del celeberrimo cioccolato?


Molti autori hanno cercato di dare un significato al nome “Gianduia”. Due le ipotesi più attendibili: Giandoja come contrazione di Gioanin dla doja (doja recipiente per il vino), oppure un gentile atto di riguardo di Sales verso l’amico Bellone , Gioanin d’Oja, “Oja” frazione di Racconigi. Un mistero questo che rimane rigorosamente oggetto di logorroiche discussioni, ma solo nel periodo di carnevale.


Allegro e godereccio, incarna lo stereotipo piemontese del "galantuomo" coraggioso, assennato, incline al bene e fedele alla sua inseparabile compagna Giacometta, che lo affianca nei balli ricchi di coreografia, ma soprattutto nelle opere di carità e di partecipazione. Nella settimana che precede l'inizio della Quaresima, Gianduja visita ospizi, ricoveri, ospedali per bambini, distribuendo le tipiche caramelle rotonde e piatte, avvolte in un cartoccio esagonale, con impresso il suo profilo mai disgiunto dal tricorno delle armate piemontesi ottocentesche alle quali si deve l'Unità del Paese.

Dal suo nome deriva quello della cioccolata di tipo gianduia e del relativo cioccolatino gianduiotto con la quale è confezionato, entrambi specialità torinesi. I cioccolatini venivano distribuiti dalla maschera durante la festa del carnevale; probabilmente per lo stesso motivo il nome Gianduja è stato dato alle grosse caramelle a forma di cialda incartate in caratteristici involucri esagonali.



Fonte: Wikipedia


venerdì 9 dicembre 2011

La libreria di cioccolato

Oggi ci dedicheremo ad elencare diversi romanzi dedicati al tema che noi amiamo di più...il cioccolato.
La prossima sarà la volta delle citazioni...ci divertiremo a leggere e riportare per voi frasi e citazioni che più ci "stuzzicano" e ci appasssionano...
Buon divertimento!

Per l'universo femminile, per ora, abbiamo trovato:
Matthews Carole, “Il sexy club del cioccolato”, 2009, Newton Compton

Lokko Lesley, "Cioccolato amaro", 2009, Mondadori

McCall Smith Alexander, "Amici, amanti, cioccolato", 2008, TEA
Esquivel Laura, "Dolce come il cioccolato", 2008, Garzanti Libri.

Per tutti:
Bessega Angelo, “Quanto amara quella cioccolata”, 2009, Gruppo Albatros Il filo.

Off Carol, “Cioccolato amaro. Il lato oscuro del dolce più seducente”, 2009, Nuovi Mondi

Decker Márquez Amalia, "Pomeriggi di pioggia e cioccolato”, 2009, Cairo Publishing

Nebbia Antonio, "La Svizzera non è un trullo. Un esilarante viaggio in bicicletta dalla Puglia alla patria del cioccolato", 2009, Ediciclo

Balzaretti Claudio, "Il papa, Nietzsche e la cioccolata. Saggio di morale gastronomica", 2009, EDB
Grande Roberto, "Il bambino di cioccolato", 2009, Ponte alle Grazie

Tortora Matilde, "Tarzan. Cinema e cioccolato", 2008, La Mongolfiera

Ainardi Mauro S.; Brunati Paolo, "Fabbriche da cioccolata. Nascita e sviluppo di un'industria lungo i canali di Torino", 2008, Allemandi

Ainardi Mauro S.; Brunati Paolo, "Fabbriche da cioccolata. Nascita e sviluppo di un'industria lungo i canali di Torino", 2008, Allemandi

Birger Trudi; Green Jeffrey M., "Ho sognato la cioccolata per anni", 2008, Piemme

Cassardo Mario, "Il diavolo e la cioccolata", 2008, Medimond


Paglialunga Sara, "Limone e cioccolato", 2008, Gruppo Albatros Il Filo

Per i bimbi:
Aurita Aurélia, "Fragola e cioccolato", 2009, Coniglio Editorewe

Cima Lodovica, “Pane e cioccolato”, 2009, San Paolo Edizioni

Lamarque Vivian, " La bambina quasi maghina-Cioccolatina, la bambina che mangiava sempre", 2009, BUR Biblioteca Univ. Rizzoli


Bordiglioni Stefano, "Il mistero del cioccolatino al curry", 2008, Einaudi Ragazzi

Marconi Sara; Mele Francesco, "Il cioccolato. Diario di un lungo viaggio", 2008, Slow Food

Per un "assaggio" dal romanzo di Esquivel Laura, "Dolce come il cioccolato"....

"se per una emozione molto forte si accendessero tutti insieme i fiammiferi che abbiamo dentro di noi, produrrebbero un bagliore così intenso,da mostrare più di quanto riusciamo a vedere normalmente..."


lunedì 21 novembre 2011

Chocolat


Chocolat...
E'un film del 2000, diretto dal regista Lasse Hallström con Juliette Binoche e Johnny Depp. Il film è tratto dall'omonimo libro dell'autrice Joanne Harris, pubblicato nel 1999.


Francia 1959.

Vianne Rocher (Juliette Binoche) accompagnata dalla piccola Anouk, sua figlia illegittima, arriva in un piccolo paesino della Francia anni '60 bigotto e perbenista. Con l'apertura della sua cioccolateria nel cento della cittadina, un vento di cambiamento comincia a soffiare in città, risvegliando le emozioni dei cittadini. Vianne riesce a cogliere i desideri delle persone e ad indirizzarle sul sentiero che hanno smarrito, senza forzarle, ma accompagnandole. Se questa è magia, allora è una strega; ma forse è più semplicemente la capacità di saper ascoltare e capire chi ci circonda.

In paese il Conte De Reynaud (fervente cattolico e perbenista) scatena una vera e propria guerra contro coloro i quali, convertiti al peccaminoso cioccolato e all'idea di libertà ispirata da Vianne, non vogliono tornare alla vita di prima. Ma i piani del Conte non hanno successo: il marito di Joséphine, che egli ha cercato di rieducare, provoca un incendio sulla barca di Roux, e solo per un miracolo si evita una tragedia. Il Conte lo caccia da Lansquenet mentre gli zingari ripartono.

Caroline (Carrie-Anne Moss), la donna della quale il Conte è innamorato e che lo ha sempre seguito, aiuterà Vianne a fare i preparativi per la festa del cioccolato, e il controllo che il Conte ha sempre esercitato sulla cittadina si fa sempre meno incisivo. Deluso e affranto, egli decide di distruggere con ogni mezzo la cioccolata, ma ne verrà finalmente sopraffatto, dopo il prolungato digiuno forzato che ne riaccende finalmente i desideri repressi. Anche il giovane parroco del paese, amante della musica di Elvis Presley e stanco della lunga diatriba, finirà per pronunciare una predica all'insegna della libertà e del vero senso dell'amore per Dio.

Dopo tanto vagabondare, e per amore della figlia, alla fine Vianne deciderà di smettere di girare il mondo e di stabilirsi a Lansquenet, e nello stesso momento sparirà l'amico immaginario della figlia Anouk, Pantoufle, il canguro con una zampa rotta che non poteva saltare. Nella scena finale, Roux torna a Lansquenet con Vianne e Anouk.

Alcune recensioni...

"La commedia non si limita a raccontare una storia, anzi più storie, di vita o d'amore, ma si avventura in un viaggio nell'anima dei personaggi.

E la cioccolata? La cioccolata è una metafora. Il potere liberatorio del piacere e dell'appagamento; lasciatevi andare, e la vità sarà certamente più bella".

Valerio Salvi

"Sembrerà una banalità, ma il miglior aggettivo che si addice allo spettacolo offerto da “Chocolat” è gustoso. Dall’ambientazione quasi favolistica, siamo in un piccolo e grazioso paesino francese, ai molti adorabili personaggi presenti, destinati tutti ad abbandonare la tranquilla quotidianità in cui si erano assopiti, alla soave colonna sonora di Rachel Portman, tutto è fatto per conquistare i sensi dello spettatore. Spettatore che si lascia trasportare volentieri in questa realtà, che appare sì distante anni luce da noi, ma presenta alla fine le medesime debolezze della nostra società, dall’ipocrisia al perbenismo alla paura per tutto ciò che è novità".

Manuel Celentano